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“Ci sono frasi che stanno lì perché boh, ma suonano”: Umberto Tozzi spiega il perché del suo successo

Ha compiuto 70 lo scorso 4 marzo.

Ha venduto 70 milioni in tutto il mondo grazie alle versioni italiane (ed internazionali, come nel caso di ‘Gloria’) de suoi principali successi.

Parliamo di Umberto Tozzi, cantautore torinese noto per hits del calibro di ‘Stella Stai’, la succitata ‘GLoria’, ‘Tu’ e ‘Ti Amo’.

Tozzi s’è raccontato al ‘Corriere della Sera’ in occasione del suo genetliaco, raccontando interessanti retroscena e spiegando quello che è stato – a suo avviso – il segreto del suo successo.

Ma partiamo del suo sagno da bambino che non era fare il cantante ma – come tanti bambini per decenni – il calciatore:

“Volevo fare il calciatore. Sono nato a Torino, mamma casalinga, papà guardia notturna per mantenere tre figli e dopo aver vissuto due guerre. Stavamo in cinque in una camera e cucina, io vivevo per strada. Poi, imbracciai per caso una chitarra e cominciai a uscire non per giocare a pallone ma per suonare sulle panchine. Dopo, ho fatto per anni il chitarrista freelance, mangiando panini, ospitato a Milano a turno da amici musicisti. Ero timido e mi vergognavo della mia voce. Quando scrissi delle canzoni con Giancarlo Bigazzi e il produttore Alfredo Cerruti mi chiese di cantarle, non volevo saperne”.

Però ha poi optato per la strada dell’arte e l’enorme successo è arrivato.

Due Festivalbar e un Sanremo (con Gianni Morandi ed Enrico Rugger) conquistati e una ribalta interazionale ribadita in tempi recenti: ‘Ti Amo’ è stata cantata da Berlino ne ‘La Casa di carta’ e ‘Gloria’ (nella versione originale in italiano e non la verione cantata da Laura Branigan) è stata scelta da Scorsese per ‘The Wolf of Wall Street’, a testimonianza del fatto che possono essere considerati veri e propri successi internazionali.

Il perché di questo successo travalicante i confini nazionali è stato spiegato dallo stesso Tozzi:

“Forse perché ascoltavo i Beatles e la musica anglosassone e ho assorbito quella metrica. Per me, vale più il suono che la parola, ci sono frasi che stanno lì perché boh, ma suonano. Fui il primo a farlo e Lucio Battisti disse che, dopo di lui, l’unica cosa nuova era la mia musica”.

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